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CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
A cura del - Chirurgo ortopedico
Ospedale Dei Pellegrini - Napoli


 
 
 
 
 
 
CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE

TECNICHE CHIRURGICHE
Pseudoartrosi omero

Nella chirurgia ortopedica con frequenza molto variabile (dallo 0,1 al 3 % e più) alcune fratture dell’omero non consolidano ed esitano in pseudoartrosi.

La complessa fisiologia del callo osseo, in formazione, necessita di ben precise condizioni biologiche e vascolari per la guarigione di ogni frattura
La stabilità meccanica dei frammenti di frattura influenza la buona consolidazione della frattura stessa;per questo motivo la stabilità del focolaio di frattura deve essere ottenuta con mezzi di sintesi indicati e personalizzati , dopo una accurata riduzione dei frammenti.
La formazione di un callo osseo fisiologico ,che porta alla guarigione della frattura, è favorito dai possibili micromovimenti assiali dovuti al carico e alla contrazione muscolare del distretto anatomico interessato.
L’istologia della formazione del callo osseo durante il tempo di guarigione del focolaio di frattura correntemente è seguita con esami radiografici.
Quando gli esami radiografici ci mostrano la assenza del callo osseo riparativo e lo studio clinico del paziente ci indirizza verso una non avvenuta guarigione della frattura facciamo diagnosi di PSEUDOARTROSI .Questo termine descrive una pseudo-articolazione, ovvero uno pseudo movimento di due frammenti ossei che precedentemente avevano una continuità strutturale

Le cause della pseudoartrosi sono molteplici.
Quando c’è un osso vitale con sufficiente vascolarizzazione dei frammenti di frattura e con l’integrità della copertura cutanea e muscolare , perlopiù, la PSEUDOARTROSI è da riferire alla insufficiente stabilità del focolaio di frattura.
In questa patologia della formazione del callo osseo le cellule del focolaio di frattura, se sono fisiologiche e vitali per apporto vascolare e altro, concorrono al processo riparativo in modo non desiderato,ma con una intelligenza mesenchimale di differenziazione ”VERSUS IL MOVIMENTO” Le cellule mesenchimali sono “totipotenti” e riconoscono una non stabilità.

Esse si organizzano al movimento e si differenziano al movimento nella pseudoartrosi quando il focolaio di frattura è mobile, senza stabilità sufficiente.
Le cellule del focolaio di frattura in pseudoartrosi obbediscono allo stimolo induttivo funzionale del movimento e si indirizzano verso una differenziazione non desiderata , non atta a costituire il callo riparativo per la frattura.

Di ogni frattura si deve considerare la qualità dell’osso che concorre al focolaio di frattura e la stabilità di tutti i frammenti.
Uno studio accurato e una riduzione delle dislocazione dei frammenti con una stabilizzazione ottimale ci porta ad una probabile guarigione della frattura trattata.A volte,le fratture non guariscono sebbene le tecnine di osteosintesi siano correntemente impiegate nella routine di chirurgia ortopedica.Le note di tecnica nella traumatologia sono molto personali e ci debbono portare a sintesi sempre più stabili per garantire percentili di guarigione sempre più alti.Con le sintesi stabili si ha un recupero funzionale precoce .

Le sollecitazioni fisiologiche e graduali dovute alla contrazione muscolare e al carico assiale favoriscono la callogenesi e diminuiscono la osteoporosi ossea distrettuale da non uso.

Di seguito si presenta un caso di pseudoartrosi di un focolaio di frattura della diafisi omerale trattata con inchiodamento endomidollare ed esitata in non guarigione con rottura della unica vite prossimale del chiodo.Una causa della non avvenuta guarigione è stata la interposizione di tessuto muscolare tra i due frammenti.Il chiodo stabilmente infisso nella diafisi distale, solo in un secondo tempo, per la assenza del callo osseo non formatosi ,ha sollecitato con il frammento prossimale con continui carichi e ha procurato la rottura da fatica della vite prossimale del chiodo.Solo la guarigione della frattura avrebbe scaricato il chiodo dalle ipersollecitazioni,ma questa non è avvenuta e si è avuta la pseudoartosi con secondaria rottura da fatica del mezzo di sintesi.

Si consideri anche la rima di frattura obliqua come tipologia di frattura non stabile per le sue forze di taglio che si determinano sui focolai di frattura.
In seguito si è dovuto provvedere a un intervento di chirurgia ortopedica di osteoplastica dei frammenti e di innesto interframmentario con osso di banca.Si è provveduto ad uno stimolo biologico del focolaio di frattura con fattori di crescita da cellule staminali ematiche da plasmacellule (G.P.S.) .Infine la sintesi stabile si è ottenuta con placca avvitata al titanio modellata sul focolaio di frattura.I frammenti ossei a rima obliqua risultavano rimaneggiati e sono stati rimodellati a “ELLE” e messi in compressione con la viti nei fori ovalari della placca.Altra osteoplastica del focolaio di frattura è stata l’innesto di osso di banca modellato a cilindro e posto nel canale midollare interframmentario per determinare una stabilità intrinseca dei due frammenti ossei rimodellati a incastro a “ELLE". Con questa tecnica si è raggiunta un ottimale stabilità del focolaio di frattura La vitalità vascolare dei frammenti di frattura è stata raggiunta con l’asportazione dell’osso sclerotico dei monconi.Lo stimolo biologico del focolaio di frattura è stato incrementato dalla applicazione in loco dei fattori di crescita da cellule staminali ematiche da plasmacellule (G.P.S.)

Seguono i punti salienti intraoperatori del caso chirurgico.

 
Pseudoartrosi omero Pseudoartrosi omero Pseudoartrosi omero
     
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Preudoartrosi Omero .
Operazioe chirurgica eseguita dal Dott. Vernaglia Lombardi presso l'Ospedale Dei Pellegrini - Napoli.
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