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CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
A cura del - Chirurgo ortopedico
Ospedale Dei Pellegrini - Napoli


 
 
 
 
 
 
CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE

LESIONI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI
 A cura del

Le lesioni della cuffia dei rotatori hanno una genesi multifattoriale, includendo fattori estrinseci come un sovraccarico meccanico, la presenza di stress ripetitivi, e la presenza di fattori intrinseci, quali un'alterata vascolarizzazione, un'alterazione delle caratteristiche elastiche del tessuto stesso tipiche durante l'invecchiamento.
Va però immediatamente precisato come questa eziopatogenesi multifattoriale degenerativa, non debba essere assunta come valore assoluto, poiché tipicamente anche nel giovane (<35 anni) si può presentare una patologia tendinea con lesioni ai vari stadi con anche tendinopatie calcifiche sino a vere e proprie calcificazioni nonché si presentano lesioni della cuffia ad eziopatogenesi traumatica.Tuttavia gran parte delle lesioni di cuffia (traumatiche e non) presentano 2 caratteristiche comuni: il tendine del sopraspinoso e' quasi sempre la sede iniziale della lesione e la zona articolare-inserzionale e' quella che più frequentemente interessata.
A parziale interpretazione di questo dato va sottolineato come il tendine del sopraspinoso, dal versante bursale o versante articolare a seconda dei vari autori, sia la sede meno vascolarizzata di tutta la cuffia, e come il suo apporto ematico sia destinato ulteriormente a ridursi con l'aumentare dell'età'.
A cio' va associato quanto dimostrato da Rathbun e Mcnab ossia di come in particolari posizioni del braccio nello spazio, specialmente in abduzione, possano aumentare la pressione di contatto subacromiale con un'ulteriore relativa riduzione della microcircolazione.

Negli ultimi anni, il chirurgo ortopedico ha potuto disporre di nuove informazioni sulle patologie della cuffia dei rotatori; infatti, la possibilità di visualizzazione diretta dello spazio sub-acromiale e dell'articolazione scapolo-omerale tramite l'artroscopia e l'avvento della RMN, hanno consentito sia di garantire diagnosi sempre più precise e precedentemente mai conosciute, sia di offrire trattamenti sempre migliori.

Sinteticamente le lesioni della cuffia possono essere divise in 2 grandi gruppi: lesioni parziali, interessanti solo parzialmente lo spessore del tendine senza cioè mettere in comunicazione la cavità gleno-omerale con la borsa sottoacromiale, e lesioni a tutto spessore. I tendini interessati possono essere il sottospinoso, il sottoscapolare e il tendine del capo lungo del bicipite con tendinopatie sino alla rottura; inoltre l’intervallo dei rotatori, se leso, porta a problemi di stabilità del capo lungo del bicipite con secondaria instabilità e imponente dolore.

Una rottura della cuffia si manifesta con un dolore che può impedire addirittura il sonno: il dolore notturno infatti è una delle caratteristiche di questa patologia.

Le caratteristiche del dolore sono importanti.
Un dolore nella parte anteriore può indicare una sofferenza del capo lungo del bicipite e/o del sottoscapolare, mentre un dolore per lo più posteriore elungo il, braccio può essere il sintomo di una rotture del sovraspinoso.

L’esame clinico specialistico consta di test particolareggiati con approfondimento diagnostico strumentale ( protocolli radiografici e risonanza magnetica nucleare secondo idonei tagli portano ad una diagnosi sicura e all’indicazione terapeutica). Nel discutere del trattamento bisogna sottolineare come non tutte le lesioni di cuffia necessitano di un trattamento chirurgico, Burkhart infatti nel 1992 ha dimostrato l'ottima validità del trattamento funzionale in tutti quei casi in cui i bordi della lesione ed il fulcro cinematico sono stabili e la coppia di forze sul piano coronale e trasverso e' bilanciata.
Tuttavia con il miglioramento delle tecniche chirurgiche (ancorette, viti, bottoni, monofilamenti intrecciati) e soprattutto con l'avvento dell'artroscopia e la relativa diminuzione della morbilità chirurgica si sono create sempre nuovi spazi al trattamento chirurgico, riconducibili sommariamente a 2 scuole sempre più intersecate tra loro (tecniche miste come mini-open), ossia chirurgia a cielo aperto ed artroscopica.

L'assioma lesione piccola = artroscopia e lesione grande = chirurgia aperta resta comunque un valido principio nella scelta del trattamento terapeutico ideale se non assunto come assoluto come dimostrato recentemente da Gartsman , in grado di ottenere risultati eccellenti con riparazioni artroscopiche anche in grandi lesioni.





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