CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
A cura del Dott.Luigi Vernaglia Lombardi - Chirurgo ortopedico
Ospedale Dei Pellegrini - Napoli


 
 
 
 
 
 
CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
FRATTURE DELL'ANELLO PELVICO
Classificazione delle fratture di bacino.

Molti autori hanno nel tempo cercato di classificare le fratture di bacino:

- 1847, Malgaigne;
- 1910, Breus e Kolisko;
- 1957, Gui (parla per la prima volta di stabilità della pelvi);
- 1967, Campanacci: (arco anteriore - arco posteriore - cotile)
- 1980, Lord e Letournel: - [(ompressione sagittale (libro aperto) - compressione laterale (libro chiuso) - meccanismo di taglio (“vertical shear”))

Infine prima nel 1984 e poi nel 1988, TILE mette insieme criteri anatomici e funzionali ed elabora una classificazione basata sull’instabilità della frattura, che ben correla con il meccanismo lesionale e quindi con la classificazione di Lord e Letournel (fr. stabili - fr. instabili in senso rotatorio - fr. ad instabilità totale).

CLASSIFICAZIONE DI TILE

Fratture stabili (gruppo A).
Sono fratture stabili, in quanto o non interrompono l’anello pelvico (avulsioni della SIAS, della SIAI, della tuberosità ischiatica; fratture trasversali basse del sacro e del coccige; fratture della cresta iliaca) oppure lo interrompono nel solo versante anteriore ma sono composte (fratture delle branche ileo-ischio-pubiche dell’anziano).

Fratture instabili in senso rotatorio (Gruppo B).
Sono fratture in cui l’ALP è almeno parzialmente integro, per cui sono stabili in senso verticale e instabili sul piano orizzontale.
Distinguiamo 3 sottotipi.

Nella lesione B1 (open book, cioè a libro aperto), una compressione sagittale interrompe l’arco anteriore e provoca l’apertura anteriore dell’articolazione sacro-iliaca. Si è stimato che, per diastasi della sinfisi pubica inferiori a 2,5 cm, il pavimento pelvico resta integro e il legamento sacro-iliaco anteriore viene allungato o parzialmente interrotto; per diastasi superiori, invece, si ha la rottura dei legamenti sacro-iliaco anteriore e sacro-spinoso.

Nella lesione B2 (closed book, cioè a libro chiuso), una compressione laterale interrompe l’arco anteriore e sollecita in chiusura anteriore l’articolazione sacro-iliaca. La tenuta del legamento interosseo e del legamento sacro-iliaco posteriore provoca una frattura-impattazione (“crushing”) della componente sacrale anteriore. Quindi la stabilità verticale resta conservata.
Più raramente invece si ha l’avulsione della SIPS o la rottura del legamento sacro-iliaco posteriore, ma mai la rottura del legamento interosseo.
Nel closed book vengono distinti due sottotipi, a seconda che l’interruzione dell’arco anteriore sia omolaterale (B2.1) o controlaterale (B2.2).

Il tipo B2.1 si ha per una compressione laterale a leva corta e la lesione anteriore può essere una frattura biramica, un accavallamento della sinfisi (il pube omolaterale si insinua dietro il pube controlaterale), o infine una frattura mono/biramica con lussazione della sinfisi pubica (“tilt fracture”).

Nel tipo B2.2 invece una compressione laterale a leva lunga produce una frattura biramica controlaterale, per cui l’instabilità è maggiore (leva lunga) e non è proprio rotatoria. La linea che unisce l’interruzione anteriore a quella posteriore è obliqua ed è attorno a tale linea che si avrà il grado di libertà del movimento preternaturale.

Nella lesione B3 un trauma ad alta energia agisce con controspinta dal lato opposto, provocando un interruzione dell’arco anteriore e una lesione posteriore bilaterale. Se il trauma è sagittale, allora si avrà un open book bilaterale con diastasi grave della sinfisi pubica o con frattura quadri-ramica a farfalla; se invece il trauma è laterale allora si ha un closed book dal lato del trauma e un open book dal lato opposto.

Lesioni ad instabilità totale (Gruppo C).
Nelle lesioni di tipo C si ha una lesione completa dell’ALP, da cui ne deriva un’instabilità non solo rotatoria ma anche verticale. Il meccanismo lesionale è di taglio verticale (“vertical shear”) per cui si ha la risalita dell’emipelvi con frequenti lesioni associate del plesso lombosacrale.

È molto importante sottolineare che la diagnosi del tipo di instabilità, se solo rotatoria o anche verticale, non può essere affidata alle sole indagini strumentali che ce le possono solo far prevedere e sospettare. La diagnosi differenziale tra instabilità rotatoria e instabilità verticale e totale deve essere clinica, cioè basata sulla motilità preternaturale intra-operatoria.

Nelle lesioni di tipo C, all’interruzione posteriore dell’anello pelvico si può associare la frattura della trasversa di L5 (inserzione del legamento ileo-lombare): questa è una conferma indiretta di instabilità verticale.

Anche il gruppo C è diviso in sottogruppi.

Nel gruppo C1 la lesione è monolaterale e può essere dovuta a frattura verticale completa dell’ileo (dalla cresta alla grande incisura ischiatica) (C1.1), a lussazione o frattura-lussazione della sacro-iliaca (C1.2), o infine a frattura verticale del sacro (dell’ala sacrale, a francobollo, o mediale) (C1.3).

Nel gruppo C2, all’instabilità completa di un lato si associa una instabilità rotatoria o completa del lato opposto.

Nel gruppo C3, vi è una frattura orizzontale dell’acetabolo associata ad una lesione di tipo B o C omolaterale. Lesioni neurologiche associate. Le lesioni di tipo C sono le più gravi non solo per l’instabilità totale ma anche perché la risalita della pelvi comporta molto frequentemente lesioni neurologiche associate: stiramento o lacerazione delle radici del plesso lombo-sacrale (L4-S3), specie nelle fratture a francobollo del sacro.

Dalle suddette radici originano i nervi sciatico, grande e piccolo gluteo, cutaneo posteriore della coscia e pudendo. Per cui si possono avere paralisi dei glutei, dei flessori della coscia, dei muscoli della gamba e del piede, disturbi sfinterici, anestesia a sella, dei genitali, della faccia posteriore della coscia e della gamba, del malleolo esterno e della pianta del piede.

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