La componente glenoidea deve avere delle caratteristiche specifiche che ne possano favorire
ed ottimizzare la funzione una volta inserita e la
scelta deve essere oculata poiché dal suo impianto dipende il risultato immediato ma so-
prattutto a distanza.Deve essere sottile al punto da bilanciare l'entità
dello stipamento articolare.
In commercio si
possono ritrovare glene di spessore da 3 mm a
15 mm. Quindi dalla scelta dello spessore si valuterà anche l'entità della resezione omerale e
della fresatura glenoidea da effettuare. Una
glena di spessore del polietilene di 10 mm sarà
certamente più favorevole alla resistenza all'usura ma condizionerà uno stipamento maggiore,
così come le glene a base metallica, che offrono
una stabilità primaria ed una maggiore resistenza ai carichi, conducono indubbiamente ad
uno spessore maggiore.
È stato dimostrato che
circa 10 mm di iperstipamento condizionano
una perdita del 50% del movimento articolare
della spalla. Le glene prevedono inoltre una conformazione
tale da aderire intimamente e direttamente all'osso in modo da diminuire l'entità della sollecitazione sul sottile strato di cemento che la lega
all'osso.
La conservazione dell'osso sottocondrale e l'utilizzo di polietilene determinano modelli di carico ciclico molto simili a quelli della
fisiologia umana. Il modello della glenoide, la
misura, la preparazione dell'osso sottocondrale
e l'ottimo contatto osso-protesi ne garantiscono
una longevità maggiore rispetto ad altre morfologie protesiche il cui disegno si discosta dalla
forma glenoidea normale: glena piatta, glenoide
in metallo, superfìcie maggiorata.
Glene con superfìcie posteriore convessa, con aree della superfìcie articolare e diametro di curvatura adeguati alla curvatura omerale corrispettiva sono
auspicabili.
Poiché sulla glenoide in polietilene la testa metallica scarica forze trasversali, essa deve aderire perfettamente alla superficie ossea.
Matsen
III ed Harryman hanno studiato l'effetto delle
forze trasversali sulle superfici glenoidee ossee
trasmesse dalla glenoide di polietilene, su 10
cadaveri, a seconda del tipo di preparazione
chirurgica della glena. Le glene utilizzate
erano di 3 mm di spessore ed avevano un raggio di curvatura di 60 mm. Una forza di 200 N
con una angolatura di 14° rispetto all'asse centrale della glena veniva applicata con componente glenoideo appoggiato al centro della glenoide, con un solo piolo centrale, flessibile e
non cementato.
La stabilità della componente
alle forze di torsione venne misurata in tré casi
diversi di preparazione della glena. Con preparazione manuale (couretage cartilagineo), con
fresatura motorizzata di piccolo diametro eseguita a mano e con fresa di diametro di 60 mm
centrata e posizionata sull'asse centrale della
glena, con motorizzato a supporto fisso. Solo la
fresatura congruente con la superficie posteriore della glena in polietilene annullava drasticamente le forze di torsione ed il carico eccentrico.
Questo tipo di fresatura, come sostenuto da Rockwood e Matsen, comporta due indubbi vantaggi: normalizza l'angolo di versione glenoideo e determina un supporto osseo
ottimale alla componente in polietilene che favorisce il trasferimento dei carichi e le stabilità
in modo ottimale. Riducendo l'area di adesione
mediante una piccola differenza in plus del
grado di curvatura della componente glenoidea diminuiscono i carichi torsionali sui bordi
protesici e quindi la deformazione dei margini.
Infatti Harryman e Collins hanno dimostrato che
esiste una traslazione fisiologica gleno-omerale
posteriormente e che essa ha una media di 4
mm e ciò va considerato anche nell'impianto
protesico.
La forma della concavità della glena varia a seconda dell'asse di osservazione, che sia antere
posteriore o supero inferiore, e quindi variando
la dimensione della superficie ed il raggio di
curvatura delle parti varia la profondità della
concavità.
Se si costruisce una glena con raggi di
curvatura uguali a quelli della testa si avrà una
massima stabilità centrale ed il movimento non
prevederà traslazioni. Ma alla eccellente stabilità corrisponderebbe anche la presenza di forze
torsionali che andrebbero a minare la stabilità
della interfaccia osso cemento.
L'elemento stabilizzante della glena all'osso già da Neer venne
disegnato a forma di chiglia, ma da anni sono
state immesse sul mercato glene con sistema di
stabilizzazione cementata a pioli. Lo studio più
completo riguardante i due sistemi a confronto
circa la presenza e l'entità della radiolucenza è
stato effettuato da Lazarus e Matsen.
Il totale
dei pazienti studiati è stato di 328 casi di cui 39
con glenoide a chiglia e 289 con glenoide a pioli.
Di questi solo 20 non hanno mostrato allo studio
linee di radiolucenza secondo la classificazione
di Franklin. La media della radiolucenza è
stata di 1.8 +/- 0.9 per le componenti a chiglia e
1.3 +/- 0.9 per le componenti a pioli (p= 0,0004).
Gli Autori concludono che la cementazione perfetta di una glenoide è molto difficile ed è in rapporto all'esperienza del chirurgo e che la radiolucenza è significativamente meno importante
nella glenoide a pioli rispetto a quelle con chiglie (p=0,0028).
Per migliorare i risultati a lungo termine siamo
favorevoli alla scelta di glene in polietilene di
spessore intorno ai 3 mm, evidenziamo quindi,
la necessità di valutare bene il tipo e lo spessore
dell'osteotomia effettuata sulla testa omerale
nonché il rapporto tra raggio di curvatura della
testa metallica con quello glenoideo elementi
tutti che concorrono a migliorare la tipologia
dell'impianto in rapporto allo stipamento delle
strutture. La glena deve possedere una superficie convessa posteriormente, il raggio di curvatura deve essere leggermente più grande rispetto a quello omerale protesico e preferibilmente dovrà sostenere l'impianto a pioli.
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Valutazione preoperatoria
RIFERIMENTI FOTOGRAFICI:
Applicazione della componente glenoidea
Estratto dal capitolo 14°(pag 179-191): Applicazione della componente glenoidea: quando, perchè, e con quale tecnica chirurgica? Autori: Raffaele Russo, Luigi Vernaglia Lombardi, Michele Ciccarelli, Gerardo Giudice Testo: la protesi di spalla nell'artrosi gleno omerale (G.Porcellini, F.Campi, P.Paladini) Timeo editore (Bologna).
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