CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
A cura del Dott.Luigi Vernaglia Lombardi - Chirurgo ortopedico
Ospedale Dei Pellegrini - Napoli


 
 
 
 
 
 
CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
ARTICOLI DI CHIRURGIA ORTOPEDICA
Protesi di Spalla: applicazione della componente glenoidea.
   Scelta della componente glenoidea protesica.

La componente glenoidea deve avere delle caratteristiche specifiche che ne possano favorire ed ottimizzare la funzione una volta inserita e la scelta deve essere oculata poiché dal suo impianto dipende il risultato immediato ma so- prattutto a distanza.Deve essere sottile al punto da bilanciare l'entità dello stipamento articolare.
In commercio si possono ritrovare glene di spessore da 3 mm a 15 mm. Quindi dalla scelta dello spessore si valuterà anche l'entità della resezione omerale e della fresatura glenoidea da effettuare. Una glena di spessore del polietilene di 10 mm sarà certamente più favorevole alla resistenza all'usura ma condizionerà uno stipamento maggiore, così come le glene a base metallica, che offrono una stabilità primaria ed una maggiore resistenza ai carichi, conducono indubbiamente ad uno spessore maggiore.

È stato dimostrato che circa 10 mm di iperstipamento condizionano una perdita del 50% del movimento articolare della spalla. Le glene prevedono inoltre una conformazione tale da aderire intimamente e direttamente all'osso in modo da diminuire l'entità della sollecitazione sul sottile strato di cemento che la lega all'osso.

La conservazione dell'osso sottocondrale e l'utilizzo di polietilene determinano modelli di carico ciclico molto simili a quelli della fisiologia umana. Il modello della glenoide, la misura, la preparazione dell'osso sottocondrale e l'ottimo contatto osso-protesi ne garantiscono una longevità maggiore rispetto ad altre morfologie protesiche il cui disegno si discosta dalla forma glenoidea normale: glena piatta, glenoide in metallo, superfìcie maggiorata.
Glene con superfìcie posteriore convessa, con aree della superfìcie articolare e diametro di curvatura adeguati alla curvatura omerale corrispettiva sono auspicabili.

Poiché sulla glenoide in polietilene la testa metallica scarica forze trasversali, essa deve aderire perfettamente alla superficie ossea.
Matsen III ed Harryman hanno studiato l'effetto delle forze trasversali sulle superfici glenoidee ossee trasmesse dalla glenoide di polietilene, su 10 cadaveri, a seconda del tipo di preparazione chirurgica della glena. Le glene utilizzate erano di 3 mm di spessore ed avevano un raggio di curvatura di 60 mm. Una forza di 200 N con una angolatura di 14° rispetto all'asse centrale della glena veniva applicata con componente glenoideo appoggiato al centro della glenoide, con un solo piolo centrale, flessibile e non cementato.
La stabilità della componente alle forze di torsione venne misurata in tré casi diversi di preparazione della glena. Con preparazione manuale (couretage cartilagineo), con fresatura motorizzata di piccolo diametro eseguita a mano e con fresa di diametro di 60 mm centrata e posizionata sull'asse centrale della glena, con motorizzato a supporto fisso. Solo la fresatura congruente con la superficie posteriore della glena in polietilene annullava drasticamente le forze di torsione ed il carico eccentrico.
Questo tipo di fresatura, come sostenuto da Rockwood e Matsen, comporta due indubbi vantaggi: normalizza l'angolo di versione glenoideo e determina un supporto osseo ottimale alla componente in polietilene che favorisce il trasferimento dei carichi e le stabilità in modo ottimale. Riducendo l'area di adesione mediante una piccola differenza in plus del grado di curvatura della componente glenoidea diminuiscono i carichi torsionali sui bordi protesici e quindi la deformazione dei margini.
Infatti Harryman e Collins hanno dimostrato che esiste una traslazione fisiologica gleno-omerale posteriormente e che essa ha una media di 4 mm e ciò va considerato anche nell'impianto protesico. La forma della concavità della glena varia a seconda dell'asse di osservazione, che sia antere posteriore o supero inferiore, e quindi variando la dimensione della superficie ed il raggio di curvatura delle parti varia la profondità della concavità.
Se si costruisce una glena con raggi di curvatura uguali a quelli della testa si avrà una massima stabilità centrale ed il movimento non prevederà traslazioni. Ma alla eccellente stabilità corrisponderebbe anche la presenza di forze torsionali che andrebbero a minare la stabilità della interfaccia osso cemento.

L'elemento stabilizzante della glena all'osso già da Neer venne disegnato a forma di chiglia, ma da anni sono state immesse sul mercato glene con sistema di stabilizzazione cementata a pioli. Lo studio più completo riguardante i due sistemi a confronto circa la presenza e l'entità della radiolucenza è stato effettuato da Lazarus e Matsen.
Il totale dei pazienti studiati è stato di 328 casi di cui 39 con glenoide a chiglia e 289 con glenoide a pioli. Di questi solo 20 non hanno mostrato allo studio linee di radiolucenza secondo la classificazione di Franklin. La media della radiolucenza è stata di 1.8 +/- 0.9 per le componenti a chiglia e 1.3 +/- 0.9 per le componenti a pioli (p= 0,0004).

Gli Autori concludono che la cementazione perfetta di una glenoide è molto difficile ed è in rapporto all'esperienza del chirurgo e che la radiolucenza è significativamente meno importante nella glenoide a pioli rispetto a quelle con chiglie (p=0,0028).

Per migliorare i risultati a lungo termine siamo favorevoli alla scelta di glene in polietilene di spessore intorno ai 3 mm, evidenziamo quindi, la necessità di valutare bene il tipo e lo spessore dell'osteotomia effettuata sulla testa omerale nonché il rapporto tra raggio di curvatura della testa metallica con quello glenoideo elementi tutti che concorrono a migliorare la tipologia dell'impianto in rapporto allo stipamento delle strutture. La glena deve possedere una superficie convessa posteriormente, il raggio di curvatura deve essere leggermente più grande rispetto a quello omerale protesico e preferibilmente dovrà sostenere l'impianto a pioli.

CAPITOLO SUCCESSIVO:
Valutazione preoperatoria

RIFERIMENTI FOTOGRAFICI:
Applicazione della componente glenoidea

Estratto dal capitolo 14°(pag 179-191): Applicazione della componente glenoidea: quando, perchè, e con quale tecnica chirurgica?
Autori: Raffaele Russo, Luigi Vernaglia Lombardi, Michele Ciccarelli, Gerardo Giudice
Testo: la protesi di spalla nell'artrosi gleno omerale (G.Porcellini, F.Campi, P.Paladini)
Timeo editore (Bologna).






Patologie ortopediche
Esame clinico della spalla


Tecniche chirurgiche (Foto)


Articoli di chirurgia ortopedica PROTESI DI SPALLA: APPLICAZIONE DELLA COMPONENTE GLENOIDEA


Approfondimenti
Contatti
    CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE A cura del Dott.Luigi Vernaglia Lombardi                            designed by Stylab.it / CSS / Html