Per la preparazione della glenoide a chiglia cementata si procede innanzitutto a considerare la sua morfologia per poi trovare il centro glenoideo. In questa fase viene in aiuto l'immagine radiografica e l'esame Tac per cui il chirurgo conosce in anticipo la tipologia glenoidea.
Se la glenoide ha una morfologia normale
si procede rapidamente alla ricerca del centro,
se invece è una glenoide con osteofiti essi
vanno identificati e vanno rimossi in modo idoneo per poi ritrovare il centro glenoideo.
Se la glenoide presenta un difetto di orientamento
con una morfologia biconcava avendo ritrovato
il centro si procede ad una correzione dell'orientamento o mediante un osteotomo o mediante una fresa che tende ad usurare la parte anteriore per livellarla con quella posteriore e quindi ritornare ad una versione regolare.
Avendo effettuato la rimozione di eventuali
osteofiti, viene misurata la taglia della glena; vi
sono sistemi protesici che individuano la taglia
attraverso dischi misuratori di differente misura o sistemi protesici con mascherine di tre misure (piccola, media e grande) con cui provvedere alla identificazione della superficie glenoidea la cui misura deve corrispondere al
massimo alla superfice reale della glenoide ma
non essere più grande. Una volta ritrovato il
centro glenoideo, esso va perforato con una
fresa da 5 mm. Durante la ricerca del centro
glenoideo bisogna essere attenti a perforare il
collo parallelamente al suo asse latero-mediale;
Rockwood e Matsen hanno suggerito l'utilizzo
contemporaneo del dito indice del chirurgo che
scorre lungo la superficie anteriore del collo, al di sotto della faccia profonda del
sottoscapolare, in modo da indicare l'orientamento parallelo della fresa durante la perforazione del centro glenoideo.
Fatto ciò si effettuano altri due fori, uno superiormente e
l'altro inferiormente avendo misurato la chiglia
ed avendo a disposizione uno strumentario
idoneo alla valutazione dell'altezza e della
profondità della stessa. Si procede all'unione
dei fori attraverso l'utilizzo di un osteotomo
sottile di 0,5 cm fino a formare un'unica scassa.
La tecnica originale proposta da Neer prevedeva l'utilizzo di un cucchiaino per effettuare lo svuotamento della spongiosa all'interno della scassa praticata tale da sottominare la stessa verso l'alto ed il basso in modo da
ottenere il riempimento con maggior quantità
di cemento. Rockwood consiglia di asportare
con curettes osso trabecolare dalla base della
coracoide e lungo il bordo laterale della scapola. Recentemente è stata proposta da Gazielly una tecnica differente che provvede ad ottenere lo scavo per la chiglia attraverso una impattazione dell'osso glenoideo all'interno
del collo una volta segnata la superficie
della scassa ed interrotto l'osso sottocorticale,
anziché provvedere alla tecnica proposta di ri-
muovere l'osso spongioso in modo da creare
anfratti superiori ed inferiori da riempire con il
cemento acrilico.
Studi di revisione recenti effettuati da Gazielly hanno dimostrato che i risultati delle glene cementate con impatto dell'osso sottocorticale, proprio per la consistenza
della spongiosa compattata, sono certamente
superiori rispetto al quelli ottenuti con l'escavazione dell'osso spongioso glenoideo poiché
la percentuale di radiolucenza e, quindi, di
scollamento diminuisce sensibilmente. Le
raspe-guida di metallo vengono utilizzate per
determinare la lunghezza, la larghezza, la
profondità della chiglia di prova; la cavità si irriga con soluzione acquosa ed antibiotata per liberarla da eventuali residui ossei.
Successivamente viene posizionata la componente di prova e tenuta in sede con un impattatore.
Un momento importante è controllare
l'appoggio della componente di prova che deve
essere stabile e congruente con la superfìcie
glenoidea preparata senza che avvengano
oscillazioni.
Nella nostra esperienza preferiamo usare la componente a base curva che, come riportato anche in letteratura, da una
maggiore stabilità.
Prima della cementazione, per limitare il sanguinamento si riempie la scassa con spongostan®, dopo la cui rimozione, si passa al riempimento della cavità con cemento. Anche
la chiglia e la base della componente vanno ricoperte di un sottile strato di cemento. Si procede all'impianto della glena definitiva che viene fermamente tenuta in sede con l'impattatore idoneo.
L'utilizzo di tali innesti comunque non è sempre seguito da osteointegrazione dell'innesto osseo con la glena.
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RIFERIMENTI FOTOGRAFICI:
Applicazione della componente glenoidea
Estratto dal capitolo 14°(pag 179-191): Applicazione della componente glenoidea: quando, perchè, e con quale tecnica chirurgica?
Autori: Raffaele Russo, Luigi Vernaglia Lombardi, Michele Ciccarelli, Gerardo Giudice
Testo: la protesi di spalla nell'artrosi gleno omerale (G.Porcellini, F.Campi, P.Paladini)
Timeo editore (Bologna).
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