CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
A cura del Dott.Luigi Vernaglia Lombardi - Chirurgo ortopedico
Ospedale Dei Pellegrini - Napoli


 
 
 
 
 
 
CHIRURGIA E PATOLOGIE ORTOPEDICHE
ARTICOLI DI CHIRURGIA ORTOPEDICA
Protesi di Spalla: applicazione della componente glenoidea.
   Analisi della biomeccanica ossea della glenoide normale e patomeccanica.

La glenoide possiede una superficie articolare regolare, congruente e lubrificata che va a contatto con la testa omerale in cui il contatto articolare viene a realizzarsi con il minimo attrito aiutato dalla capacità viscoelastica del liquido sinoviale.

Con la tecnica della stereofotogrammetria, cioè dell'analisi altimetrica e planimetrica con ricostruzione computerizzata delle superfici articolari è stato possibile determinare, con approssimazione di 0,2 nanometri, la topologia della superficie, le aree di contatto e lo spessore della cartilagine di entrambe le superfici articolari. Con tale metodo è stato possibile apprendere che la deviazione dalla sfericità è meno dell' 1% del raggio nelle spalle anatomicamente normali mentre quando la deviazione da questo standard raggiunge dal 2 al 3% del raggio, può considerarsi limite patologico e tale elemento, fisico-meccanico, determina le differenti patologie artropatiche della spalla sia congenite o metaboliche che traumatiche o degenerative.

In uno studio del 1992 pubblicato da Soslowsky, Flatow e Bigliani è stato dimostrato, attraverso questa tecnica, che la proporzione del raggio di curvatura tra la glena e la testa oscilla tra 0.99 +\- 0.005 e che il raggio di corrispondenza tra la testa e la glena non è statisticamente differente essendo in assoluto la differenza inferiore a 2 mm in circa il 90% dei casi osservati; comunque la media del raggio di curvatura oscilla nelle donne tra 23.62 e 30.28 mentre nei maschi oscilla tra 26.85 e 34.56.
Attraverso questa tecnica gli Autori hanno anche studiato la mappa dello spessore cartilagineo dimostrando che le zone più spesse si trovano distalmente all'area nuda centrale. Nello studio delle aree di contatto è stata valutata la differenza del contatto in intrarotazione di 20° ed in extrarotazione. Le aree di contatto sono in genere molto piccole in particolare quando la posizione del braccio è a 0° o a 180°, ma comunque le aree di contatto sono molto piccole in tutte le posizioni mentre esse aumentano di intensità tra 60° e 120°.

In intrarotazione della testa omerale, queste aree si portano nella regione centro-superoanteriore, nella extrarotazione queste aree di con tatto si spostano nella zona centro-medioposteriore fino ad arrivare alla zona postero-superiore nei gradi estremi della elevazione in extrarotazione.
I test meccanici a cui sono stati sottoposte le componenti meccaniche di tutta la spalla protesizzata hanno dimostrato che aumentando la conformità di entrambe le componenti meccaniche, aumenta la capacità di stabilizzazione della componente glenoidea a resistere alle forze di lussazione in compressione.

In una spalla normale la più bassa rigidità della cartilagine articolare glenoidea rispetto ad una glena di polietilene, riduce questi effetti. Le strutture molli periarticolari, capsula ligamenti e tendini della cuffia, agiscono per estendere l'area funzionale di carico sulla glenoide. Comunque si può considerare che quanto più importante è la congruenza delle strutture periarticolari tanto più piccolo è il ruolo che esse hanno nella stabilità poiché esse si deformano tanto più facilmente se sottoposte a carico. Quando si determina un fenomeno di traslazione anteriore o posteriore per alterazione della stabilità, i carichi sulle strutture marginali creano dei danni rilevanti di usura delle parti molli e della cartilagine.
Ciò è particolarmente significativo quando la capsulorrafia anteriore, effettuata in caso di instabilità, produce uno spostamento posteriore della testa e quindi un'usura posteriore con artrosi secondaria. Un raggio di curvatura della testa maggiore di quello della glena crea un contatto periferico maggiore con possibilità di usura incrementata. Invece un lieve incremento del raggio di curvatura della componente glenoidea rispetto a quello della testa determina una piccola traslazione, prima che si verifichi il carico sul bordo della glenoide e quindi la glena è caricata più centralmente.

Recentemente, Lehtinen e Warren, hanno calcolato studiando 20 scapole prelevate da cadavere fresco la densità ossea sia trabecolare che corticale in 6 differenti regioni glenoidee: supero-posteriore, supero-anteriore, medio-posteriore, medio-anteriore, infero-posteriore e infero-anteriore.
Essi hanno utilizzato il calcolo periferico quantitativo con tomografia computerizzata. Il risultato ha dimostrato che la densità ossea è significativamente maggiore superiormente ed inferiormente rispetto all'area centrale e posteriormente l'osso è più denso rispetto alle regioni anteriori confermando il rapporto tra densità dell'osso ed aree di contatto durante il movimento e a riposo.
Questi concetti dovrebbero essere utilizzati per un nuovo disegno protesico glenoideo più preciso e consono alle esigenze dei carichi ciclici modificando le aree di contatto tra faccia protesica glenoidea ed osso.

Altro elemento di discussione ancora dibattuto riguarda la ricerca del centro della cavità glenoidea che secondo i canoni classici dovrebbe ritrovarsi lungo la linea che unisce l'apice superiore ed inferiore glenoideo definita come linea di Saller, intersecata da quella, equidistante, perpendicolare ad essa.
Nella realtà, come sembra aver dimostrato da Wilde nel 2004 solo la parte inferiore della glenoide può essere considerata come una superficie concava con perimetro circonferenziale con un raggio medio di 12.8 mm ed il cui centro cadrebbe nella superficie del cosiddetto tubercolo di Assaki cioè circa 4-8 mm in media al di sotto dell'area considerata come centro di tutta la glena.

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Scelta della componente glenoidea protesica

RIFERIMENTI FOTOGRAFICI:
Applicazione della componente glenoidea

Estratto dal capitolo 14°(pag 179-191): Applicazione della componente glenoidea: quando, perchè, e con quale tecnica chirurgica?
Autori: Raffaele Russo, Luigi Vernaglia Lombardi, Michele Ciccarelli, Gerardo Giudice
Testo: la protesi di spalla nell'artrosi gleno omerale (G.Porcellini, F.Campi, P.Paladini)
Timeo editore (Bologna).






Patologie ortopediche
Esame clinico della spalla


Tecniche chirurgiche (Foto)


Articoli di chirurgia ortopedica PROTESI DI SPALLA: APPLICAZIONE DELLA COMPONENTE GLENOIDEA


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