La glenoide possiede una superficie articolare
regolare, congruente e lubrificata che va a contatto con la testa omerale in cui il contatto articolare viene a realizzarsi con il minimo attrito aiutato dalla capacità viscoelastica del liquido sinoviale.
Con la tecnica della stereofotogrammetria, cioè
dell'analisi altimetrica e planimetrica con ricostruzione computerizzata delle superfici articolari è stato possibile determinare, con approssimazione di 0,2 nanometri, la topologia della superficie, le aree di contatto e lo spessore della
cartilagine di entrambe le superfici articolari.
Con tale metodo è stato possibile apprendere
che la deviazione dalla sfericità è meno dell' 1%
del raggio nelle spalle anatomicamente normali
mentre quando la deviazione da questo standard raggiunge dal 2 al 3% del raggio, può considerarsi limite patologico e tale elemento, fisico-meccanico, determina le differenti patologie artropatiche della spalla sia congenite o metaboliche che traumatiche o degenerative.
In
uno studio del 1992 pubblicato da Soslowsky,
Flatow e Bigliani è stato dimostrato, attraverso
questa tecnica, che la proporzione del raggio di
curvatura tra la glena e la testa oscilla tra 0.99
+\- 0.005 e che il raggio di corrispondenza tra la
testa e la glena non è statisticamente differente
essendo in assoluto la differenza inferiore a 2
mm in circa il 90% dei casi osservati; comunque
la media del raggio di curvatura oscilla nelle
donne tra 23.62 e 30.28 mentre nei maschi oscilla
tra 26.85 e 34.56.
Attraverso questa tecnica gli
Autori hanno anche studiato la mappa dello
spessore cartilagineo dimostrando che le zone
più spesse si trovano distalmente all'area nuda
centrale. Nello studio delle aree di contatto è
stata valutata la differenza del contatto in intrarotazione di 20° ed in extrarotazione. Le aree di
contatto sono in genere molto piccole in particolare quando la posizione del braccio è a 0° o a
180°, ma comunque le aree di contatto sono
molto piccole in tutte le posizioni mentre esse
aumentano di intensità tra 60° e 120°.
In intrarotazione della testa omerale, queste
aree si portano nella regione centro-superoanteriore, nella extrarotazione queste aree di con
tatto si spostano nella zona centro-medioposteriore fino ad arrivare alla zona postero-superiore nei gradi estremi della elevazione in extrarotazione.
I test meccanici a cui sono stati sottoposte le componenti meccaniche di tutta la
spalla protesizzata hanno dimostrato che aumentando la conformità di entrambe le componenti meccaniche, aumenta la capacità di stabilizzazione della componente glenoidea a resistere alle forze di lussazione in compressione.
In
una spalla normale la più bassa rigidità della
cartilagine articolare glenoidea rispetto ad una
glena di polietilene, riduce questi effetti. Le
strutture molli periarticolari, capsula ligamenti
e tendini della cuffia, agiscono per estendere l'area funzionale di carico sulla glenoide. Comunque si può considerare che quanto più importante è la congruenza delle strutture periarticolari tanto più piccolo è il ruolo che esse hanno
nella stabilità poiché esse si deformano tanto
più facilmente se sottoposte a carico. Quando si
determina un fenomeno di traslazione anteriore
o posteriore per alterazione della stabilità, i carichi sulle strutture marginali creano dei danni rilevanti di usura delle parti molli e della cartilagine.
Ciò è particolarmente significativo quando
la capsulorrafia anteriore, effettuata in caso di
instabilità, produce uno spostamento posteriore
della testa e quindi un'usura posteriore con artrosi secondaria. Un raggio di curvatura della
testa maggiore di quello della glena crea un contatto periferico maggiore con possibilità di
usura incrementata. Invece un lieve incremento
del raggio di curvatura della componente glenoidea rispetto a quello della testa determina
una piccola traslazione, prima che si verifichi il
carico sul bordo della glenoide e quindi la glena
è caricata più centralmente.
Recentemente, Lehtinen e Warren, hanno calcolato studiando 20
scapole prelevate da cadavere fresco la densità
ossea sia trabecolare che corticale in 6 differenti
regioni glenoidee: supero-posteriore, supero-anteriore, medio-posteriore, medio-anteriore,
infero-posteriore e infero-anteriore.
Essi hanno
utilizzato il calcolo periferico quantitativo con
tomografia computerizzata. Il risultato ha dimostrato che la densità ossea è significativamente maggiore superiormente ed inferiormente rispetto all'area centrale e posteriormente
l'osso è più denso rispetto alle regioni anteriori
confermando il rapporto tra densità dell'osso ed
aree di contatto durante il movimento e a riposo.
Questi concetti dovrebbero essere utilizzati per un nuovo disegno protesico glenoideo
più preciso e consono alle esigenze dei carichi
ciclici modificando le aree di contatto tra faccia
protesica glenoidea ed osso.
Altro elemento di discussione ancora dibattuto
riguarda la ricerca del centro della cavità glenoidea che secondo i canoni classici dovrebbe ritrovarsi lungo la linea che unisce l'apice superiore
ed inferiore glenoideo definita come linea di Saller, intersecata da quella, equidistante, perpendicolare ad essa.
Nella realtà, come sembra aver dimostrato da
Wilde nel 2004 solo la parte inferiore della glenoide può essere considerata come una superficie concava con perimetro circonferenziale con
un raggio medio di 12.8 mm ed il cui centro cadrebbe nella superficie del cosiddetto tubercolo
di Assaki cioè circa 4-8 mm in media al di sotto
dell'area considerata come centro di tutta la
glena.
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Scelta della componente glenoidea protesica
RIFERIMENTI FOTOGRAFICI:
Applicazione della componente glenoidea
Estratto dal capitolo 14°(pag 179-191): Applicazione della componente glenoidea: quando, perchè, e con quale tecnica chirurgica?
Autori: Raffaele Russo, Luigi Vernaglia Lombardi, Michele Ciccarelli, Gerardo Giudice
Testo: la protesi di spalla nell'artrosi gleno omerale (G.Porcellini, F.Campi, P.Paladini)
Timeo editore (Bologna).
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